Essere felici, a prescindere.

FelicitAzioni! Azioni che creano felicità | Domenica 24 luglio 2016

La felicità è una condizione assoluta, è uno stato personale ed è del tutto indipendente dalle circostanze. Verrebbe da obbiettare che ci sono situazioni che non si possono di certo considerare fonte di felicità: la malattia, la povertà, l'isolamento, il lutto.

Eppure ci sono persone in salute, con due gambe, due braccia, alcune hanno persino tutti i capelli in testa e nemmeno un filo di cellulite, ci sono persone che arrivano agevolmente a fine mese, con un letto in cui coricarsi la sera, una dispensa senza ragnatele, una famiglia, degli amici, un'automobile con cui andare al cinema senza saltare su una mina o venire trivellati da un cecchino ma che sono continuamente alla ricerca della felicità. Di più felicità. Di un'altra felicità.

E se gli si chiede cosa li renderebbe veramente felici, in un modo o nell'altro ti rispondono che non lo sanno. Perché non è proprio fame, è più voglia di qualcosa di...

Prendere coscienza dell'idea che la felicità sia una variabile indipendente nella funzione che disegna la nostra esistenza, è il primo passo per essere felici, per smettere di cercare. Non bisogna cercare, bisogna stare. Che non è uno stare fermi.

In psicologia positiva si parla di “flow”, la capacità di fluire, un concetto introdotto nel 1975 dallo psicologo Mihály Csíkszentmihályi ma che -per sua stessa ammissione- ricorda molto da vicino la posizione delle filosofie orientali in tema di superamento delle dualità, prima fra tutte quella tra mente e corpo. Poi fra noi e gli altri, poi fra quello che è e quello che vorremmo fosse.

Legare la propria felicità a qualcosa che sta fuori di noi è come andare in mare aperto con una bagnarola, hai voglia ad aggrapparsi ai manici! E a nulla vale scegliere un'imbarcazione più grande e resistente, non c'è Titanic che tenga quando ci si mette di traverso qualcosa. Dobbiamo girarci attorno alle cose, dobbiamo “farci acqua”. Per essere felici, dobbiamo diventare mare noi stessi, essere oceano: fluido, immenso, ricco e saldamente attaccato alla terra.

Stare nel flusso -o nella zona- come si dice in ambito sportivo, è presa salda, unione incondizionata e immersione totale. Fluire significa esattamente questo: essere ben ancorati a quello che ci tiene nel qui e ora e immergersi così profondamente in quello che facciamo da perdere i confini, da sentirci tutt'uno con quello che ci circonda. Fino al punto da non avere soluzione di continuità tra noi e il mondo nel quale e col quale scegliamo di muoverci. Come un gatto alle prese con un gomitolo di lana.

Elisa De Meo

Coach di Risata e Gibberish Presidente di Happymess ASD Fondatrice dei Felicitators®

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