La derisione è un gioco a perdere.

December 5, 2017

 

La derisione è una roba da perdenti. Chi deride crede seriamente di occupare una posizione di superiorità rispetto all'oggetto del suo scherno. Ma così non è. Chi deride di fatto denuncia la sua pochezza e si colloca in una sfera che nulla ha a che vedere con la risata. 

 

Alcuni di noi penseranno che deridere sia una cosa riprovevole, quanto di più lontano dalla propria indole. Eppure lo facciamo, inconsapevolmente, persino alle persone a cui volgiamo più bene. 

Sostiene Annette Goodheart, teorizzatrice della Risata Incondizionata e fondatrice della Ludoterapia (una forma di psicoterapia basata sul gioco e sulla risata), che lo facciamo senza rendercene conto anche con i nostri figli. Ridiamo di loro quando fanno o dicono cose buffe, cose che a noi paiono buffe ma che rappresentano per loro il risultato di grandi sforzi: come quando ce la mettono tutta per fare i primi passi e finiscono col sedere per terra o come quando nel declamare una poesia sbagliano le parole o le pronunciano in modo strano. I bambini non hanno il senso del comico né quello dell'umorismo, ridono se qualcosa li diverte, non riescono proprio a cogliere il collegamento tra le loro imprese e lo spasso dei genitori. E quando ridono alle risate dei grandi lo fanno per non sentirsi esclusi. 


E' questa una derisione involontaria e innocente, è ovvio che nelle intenzioni dei genitori non c'è il desiderio di mortificare il figlio. Ma è quello che accade ed è bene che lo teniamo presente quando ci rapportiamo coi piccoli, e non solo. 

C'è poi una derisione spietata, quella che viene deliberatamente rivolta contro qualcuno e che ha lo scopo di creare una separazione, marcare la distanza, alimentare in chi deride l'idea di essere dalla parte giusta. 
Ci siamo passati tutti. Tutti siamo stati presi in giro perché eravamo troppo grassi o troppo magri o troppo alti o troppo bassi o troppo neri o troppo gobbi o troppo timidi; perché avevamo le orecchie troppo sporgenti o il naso troppo aquilino o la fronte troppo alta; perché portavamo gli occhiali, l'apparecchio, il busto; perché avevamo uno zaino anonimo, un cellulare del paleolitico, un motorino scassato. E forse lo abbiamo fatto anche noi. Se state scuotendo la testa, provate a pensare se avete mai preso pubblicamente in giro (per esempio su internet) un personaggio pubblico (e qui gli esempi si sprecano). Lo abbiamo fatto senza pensare che prima di essere un personaggio quella è una persona, che magari ha passato la vita a sentirsi dire che è un cesso o che è idiota o che è incapace. 

 

Chi deride pensa di essere simpatico e se te la prendi ti dice pure che sei un tipo permaloso che non sa stare allo scherzo. La verità è che nella derisione perdono tutti, compreso colui che la mette in atto. 

E ridere di chi deride non è la risposta. Perché ridere degli altri è sempre e comunque sbagliato. si ride sempre e solo con gli altri. O al massimo di se stessi, ma con molta cautela, amore e gentilezza. Ma questa è un'altra storia.

 

Ogni volta che vi viene da ridere di qualcuno, tirate fuori l'animale che è in voi, uno a caso, tanto hanno tutti una cosa in comune: non sanno ridere né deridere, mica come noi che siamo la specie superiore.

 

Elisa De Meo
Risabilitatrice® e Orientatrice di Sguardi
risataliberatutti@gmail.com