La felicità non è una scelta.

November 30, 2017

 

Giorni fa ho guardato un video. Che parlava di felicità. E diceva che la felicità è una scelta. E lo argomentava molto bene. E ho pensato una cosa. Che non è la felicità a essere una scelta, l’ho sostenuto in passato anche io che la felicità fosse una scelta. E invece no, è l’infelicità ad essere una scelta.

 

La felicità non si può costruire, chi lo pensa ha un senso di onnipotenza o di artificio che lo pone in una dimensione sovrumana che nella sfera terrestre non ha cittadinanza. La felicità non si può costruire, ma la si può ostacolare e persino demolire.

 

La felicità accade, se non ci mettiamo di traverso. La felicità è patrimonio e privilegio e premio delle persone che non optano per l’infelicità, che non si adoperano per mantenerla o anche solo si impegnano a non darle udienza.

 

La gente felice non sa di esserlo, come può essere una scelta? 
L’osservazione può permetterci, se non glielo impediamo, di non cedere, non indulgere all’infelicità che ha l’aspetto, l’attrattiva e il confort di un materasso buttato su un pavimento: non sarà il massimo ma è comodo.

L’infelicità è per gente pigra o rassegnata o pavida o convinta di non meritare un letto vero con delle belle lenzuola profumate. 

 

Volete essere felici? Siate vivi, fate, sperimentate, muovetevi, osservate, sorridete. E smettete di pensare ossessivamente, di leggere compulsivamente, di studiare incessantemente. La felicità è ignorante, non sa -come non lo sappiamo noi- perché. E manco gli interessa. 

 

Non c'è niente da capire perché è tutto chiaro. E' chiaro a tutti tranne alla vittima dell'infelicità autogenerata. Quando siamo infelici, dovremmo provare a guardare alla nostra vita come se fosse di un altro: vedremmo immediatamente quanto miserabile -per usare un termine molto caro alla mia adorata Annette Goodheart- sia la nostra condizione. 

 

E non è fraintendimento, quello in cui incorriamo. E' miopia. E’ una visione sorda delle cose. Lo sanno tutti, tranne quello che ne è protagonista, vi siete mai chiesti perché? Perché il protagonista si rifiuta di guardare quello che è sotto ai suoi occhi, non vuole vedere.

 

Per questo mi definisco una Orientatrice di Sguardi, mica perché lo sono sempre e comunque (magari), ma perché è in quella direzione che cerco di andare e di condurre le persone.

 

Elisa De Meo
Risabilitatrice® e Orientatrice di Sguardi
www.elisademeo.com