Si scrive rete ma si legge nassa.


Si fa un gran parlare di network, social, content sharing, best practices, 2.0 e inglesismi vari. Ci raccontano che siamo tutti uno, ci invitano a partecipare, a condividere, a contribuire.

Ci dicono che dobbiamo fare rete.

Ma si fa presto a dire rete! Sapete quanti tipi di rete esistono?

Stando alla definizione che ne da Treccani.it, nel solo ambito della pesca, troviamo le reti a strascico (tartana, paranza, sciabica, ecc.), fondamentalmente costituita da due pareti che convergono in un sacco che striscia sul fondo con la parte inferiore; le reti da circuizione (lampara, cannara o incannata, ecc.), che consente di circondare e catturare un intero branco di pesci; le reti da lancio (per esempio, il giacchio o sparviero o rezzaglio), di forma generalmente circolare, per la cattura di pesci in acque basse: opportunamente lanciata su un branco di pesci si richiude su di essi grazie ai piombi disposti sull’orlo tutto intorno; la rete da posta e la rete alla deriva, formata da una o più pareti molto lunghe, calate verticalmente in modo da costituire uno sbarramento, fisso o mobile, contro il quale i pesci urtano e restano imprigionati (bertuello, tonnara e tonnarella, vollaro, mugginara, tramaglio, ecc.); la rete a trazione verticale (rete quadra, bilancia, trabucco, saltarello, ecc.), tesa orizzontalmente, calata e sollevata con congegni varî.

Se guardiamo alle espressioni linguistiche che si riferiscono alla parola rete troviamo: tendere, gettare, calare le reti (anche in senso figurato, tendere insidie, tranelli, raggiri); incappare, cadere nella rete, essere preso nella rete (anche figurato, cadere in un’insidia, farsi raggirare).

Oggi voglio parlarvi della nassa, di cui vedete in figura un esemplare. La nassa, dal latino nassa (facile!) è un attrezzo usato per la pesca dei crostacei (per esempio, le aragoste), dei cefalopodi (per esempio il polpo) e di taluni pesci di fondo e di scoglio (per esempio, le murene).

Consiste in una sorta di gabbia fatta di materiale vario intrecciato (giunco, metallo, plastica, ecc.) e in varia forma (a campana, parallelepipeda, ecc.), che presenta da un lato un’apertura a imbuto (imboccatura o ritroso) terminante verso l’interno con uno stretto passaggio formato da steli convergenti, disposti cioè in modo da agevolare l’ingresso della preda e impedirne l’uscita; viene innescata, generalmente, con pezzi di pesce e crostacei e deposta sul fondo marino.

La nassa ha questa particolarità: attira la preda, le offre una comoda e ampia entrare, la induce ad inoltrarsi sempre di più fino a quando, inconsapevolvmente, la creatura che è entrata oltrepassa il punto di non ritorno. E rimane intrappolata.

Se la nassa è grande abbastanza e se l'ambiente è confortevole, c'è caso che la preda ci metta persino un po' ad accorgersi che non può più uscire. E' un po' il meccansimo della setta, se ci pensate, o di certi gruppi che predicano apertura ma omettono di dirti che è a senso unico: quando ti accorgi che non sei (poi così) libero di andarti a fare un giro altrove, trovare una via di uscita diventa difficile.

E dire che la nassa si usa anche per i polpi, che sono animali intelligentissimi. Anche tra le persone, ci sono esemplari intelligentissimi che finiscono nelle nasse di qualche pescatore o pescatrice.

Ma fortunatamente per noi, noi apparteniamo alla specie umana, abbiamo il pollice opponibile che ci consente, tra le altre cose, di sganciare lo sportello e uscire dal retro (vedi figura).

Quando cominciate a notare che le persone che vi circondano sono sempre le stesse oppure si moltiplicano ma non le vedete mai fare avanti e indietro, considerate l'idea di essere finiti in una nassa (metaforica ma pur sempre tale), che vi avranno probabilmente venduto come una splendida opportunità per fare rete dicendovi magari che là fuori è tutto brutto e insidioso o che comunque non vale la pena perché dentro è tutto meravigliosamente meraviglioso.

Allungate la mano e aprite la porta: scoprirete un mondo.

Elisa De Meo

Risabilitatrice e Orientatrice di Sguardi

elisademeoposta@gmail.com

www.elisademeo.com

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