Si scrive rete ma si legge nassa.

February 5, 2017

 

Si fa un gran parlare di network, social, content sharing, best practices, 2.0 e inglesismi vari. Ci raccontano che siamo tutti uno, ci invitano a partecipare, a condividere, a contribuire.

Ci dicono che dobbiamo fare rete.

 

Ma si fa presto a dire rete! Sapete quanti tipi di rete esistono?

Stando alla definizione che ne da Treccani.it, nel solo ambito della pesca, troviamo le reti a strascico (tartana, paranza, sciabica, ecc.), fondamentalmente costituita da due pareti che convergono in un sacco che striscia sul fondo con la parte inferiore; le reti da circuizione (lampara, cannara o incannata, ecc.), che consente di circondare e catturare un intero branco di pesci; le reti da lancio (per esempio, il giacchio o sparviero o rezzaglio), di forma generalmente circolare, per la cattura di pesci in acque basse: opportunamente lanciata su un branco di pesci si richiude su di essi grazie ai piombi disposti sull’orlo tutto intorno; la rete da posta e la rete alla deriva, formata da una o più pareti molto lunghe, calate verticalmente in modo da costituire uno sbarramento, fisso o mobile, contro il quale i pesci urtano e restano imprigionati (bertuello, tonnara e tonnarella, vollaro, mugginara, tramaglio, ecc.); la rete a trazione verticale (rete quadra, bilancia, trabucco, saltarello, ecc.), tesa orizzontalmente, calata e sollevata con congegni varî.

 

Se guardiamo alle espressioni linguistiche che si riferiscono alla parola rete troviamo: tendere, gettare, calare le reti (anche in senso figurato, tendere insidie, tranelli, raggiri); incappare, cadere nella rete, essere preso nella rete (anche figurato, cadere in un’insidia, farsi raggirare).

 

 

Oggi voglio parlarvi della nassa, di cui vedete in figura un esemplare. La nassa, dal latino nassa (facile!) è un attrezzo usato per la pesca dei crostacei (per esempio, le aragoste), dei cefalopodi (per esempio il polpo) e di taluni pesci di fondo e di scoglio (per esempio, le murene).

Consiste in una sorta di gabbia fatta di materiale vario intrecciato (giunco, metallo, plastica, ecc.) e in varia forma (a campana, parallelepipeda, ecc.), che presenta da un lato un’apertura a imbuto (imboccatura o ritroso) terminante verso l’interno con uno stretto passaggio formato da steli convergenti, disposti cioè in modo da agevolare l’ingresso della preda e impedirne l’uscita; viene innescata, generalmente, con pezzi di pesce e crostacei e deposta sul fondo marino.