Quando la risata diventa un paravento

January 25, 2017

 

Chi si occupa di risata incondizionata sa molto bene che la risata deve avere certe caratteristiche per essere benefica. Deve essere una risata e deve essere incondizionata.
Una risata è una risata, certo, ma non pensiamo di cavarcela tanto facilemente.

 

Wiki (a cui mando dei soldi ogni volta che mi appare la finestrella, fatelo anche voi perché se e quando dovesse chiudere non abbiate a dire "Oh, che peccato, mi piaceva così tanto") la descrive così.
"La risata o riso è una reazione di carattere nervoso che si manifesta, nel comportamento umano, in più contesti. In genere, si tratta di una risposta emotiva di fronte all'esperienza del comico, o a sensazioni intense di allegria, piacere, benessere, ottimismo. Tuttavia, la risata può anche avere il ruolo di sfogo di emozioni di segno opposto, come la tristezza e la rabbia (in tal caso, nel linguaggio comune, si parla di risata nervosa).
Ci sono anche cause fisiche che possono stimolare la risata a prescindere da qualunque contesto emotivo: per esempio il solletico o l'inalazione di ossido di diazoto (detto proprio per questo motivo "gas esilarante").
Il fenomeno della risata si presenta come una modificazione del ritmo respiratorio, sospensione dell'aspirazione, scosse che si ripercuotono nella laringe, contrazioni concatenate di molti muscoli (in particolare facciali e addominali), scopertura dei denti, e talvolta lacrimazione."


La risata è stata oggetto di molti studi e approfondimenti, se ne sono occupati eminenti pensatori e filosofi, Erodoto, Aristotele, Hobbes, Schopenhauer, Nietzsche, Bergson: tutti ci hanno trovato un qualche tratto negativo. Perché pensavano tutti alla risata legata al comico.
 

Il passaggio verso la risata scevra da ogni elemento di negatività transita ad Oriente, grazie al concetto di Mudita, "gioia comprensiva" che ci arriva dal Buddhismo e che rappresenta l'opposto della Schadenfreude, un termine tedesco che significa "piacere provocato dalla sfortuna" (altrui).


La Mudita introduce un cambio di paradigma: l'attenzione si mantiene sugli altri, come nella Schadenfreude. Ma mentre questa indica un "piacere provocato dalla sfortuna" (altrui), la Mudita si riferisce alla "felicità per la buona sorte dell'altro".

Nella risata incondizionata si compie un passo ulteriore, si sposta lo sguardo, lo si rivolge a sé, dentro di sé e si ride a prescindere. Non si ride di sé, si ride per sé, si ride per il puro piacere di lasciar vibrare il corpo e lo spirito in un liberatorio ah-ah: potremmo definirlo un flusso di incoscienza.

Si tratta di un'attività molto intima, essenzialmente personale, individuale, che andrebbe praticata in solitudine per sviluppare il massimo beneficio. Non che non possa essere praticata in gruppo ma in quel caso perde inevitabilmente la sua purezza, soffre dei condizionamenti (non necessariamente negativi ma comunque tangibili) della presenza degli altri.
 

E arriviamo al paravento. Quando la risata diventa un paravento? Quando qualcuno la usa come uno strumento di soccorso a favore di altri. Ecco, qui il terreno si fa molto accidentato, praticabile ma con cautela: rido per sdrammatizzare (che brutta parola, come se il dramma dovesse essere rimosso, annichilito, sotterrato!) una situazione (che coinvolge altri), rido per calmare gli animi (altrui), rido per non (farti) piangere.

E' come quando qualcuno ti dice: calmati, magari ridendo: quando capita a me, è la cosa che mi manda definitivamente in bestia.
 

La risata ha un valore e una dignità troppo elevata per ridurla a strumento, la risata è un in sé: inconoscibile e irriducibile. Quando praticata per sé.


Impariamola a trattarla come tale ed eviteremo che si trasformi in un paravento.

 

Nella foto, il complesso del Corviale, responsabile secondo alcuni di aver parato il Vento di Ponente, che procurava una piacevole frescura nelle calde estati romane.

Elisa De Meo
Risabilitatrice® e Orientatrice di Sguardi

elisademeo@gmail.com
elisademeo.com