Lee S. Berk: la pace nel mondo in un ormone

November 24, 2016

 

LE PRIME SCOPERTE SUL RAPPORTO RISATA-ORMONI
 

Il più citato e prolifico scienziato considerato ad oggi massimo riferimento nella ricerca sulla risata terapeutica è Lee S. Berk, immunologo, che studia da più di trent'anni gli effetti della risata gioiosa sulla regolazione degli ormoni.

 

E' a Berk e al suo team che dobbiamo la scoperta che ridere aiuta il panetto di tofu che abbiamo nella scatola cranica a regolare la secrezione di cortisolo e adrenalina. E che lo stesso accade per la produzione di anticorpi e endorfine, il che significa in soldoni che ridere scatena una serie di processi biochimici che provocano la riduzione del cortisolo e dell'adrenalina e favoriscono l'aumento di anticorpi e endorfine: il risultato è che stiamo effettivamente meglio e ci sentiamo pure meglio.

Tutte cose che chi si occupa di risata terapeutica ha sentito dire mille volte.
 

LA SPERANZA COME OGGETTO DELLA RICERCA SCIENTIFICA

 

Ma la cosa più interessante che ci arriva da Berk è che anche l'aspettativa che qualcosa di divertente accadrà è in grado, è di per sé sufficiente a determinare effetti positivi.

Lo sostiene dal 2001 quando al meeting annuale della Società di Neuroscienze presentò uno studio intitolato "The Anticipation of a Laughter Eustress Event Modulates Mood States Prior to the Actual Humor Experience”, considerato una pietra miliare, una scoperta incredibile: la scoperta dell'”acquolina in testa”!

 

Non pago, cinque anni dopo l'infaticabile Lee S. ha prodotto un altro studio dal titolo "Beta-Endorphin and HGH Increase are Associated With Both the Anticipation and Experience of Mirthful Laughter," che di nuovo indaga il ruolo di aspettativa/speranza e che ha ricevuto una eco mediatica persino superiore al precedente.

E si capisce! Appena andiamo a cercare su Google cosa sia questa benedetta sigla (è l'ormone della crescita), ci rendiamo conto di quanti siano i benefici associati alla produzione dellHGH (produzione, non assunzione!) e della portata dei risultati degli studi citati.

 

LA SPERANZA DI UN MONDO MIGLIORE: THE HUMAN COOPERATION PROJECT


Sull'HGH ci tornerò, vorrei rimanere sul cortisolo perché è di pochissimi giorni fa il lancio di un progetto visionario ad opera di una banda di allegri scienziati fra cui Berk, che nel gruppo è quello con più sigle (a differenza di quello che accade in azienda che meno lettere ha il tuo titolo, più zeri ha il tuo stipendio, nella scienza il numero di lettere che seguono il tuo nome dice quanto ne sai).

 

Ebbene, il progetto si chiama The Human Cooperation Project e si propone di migliorare il mondo grazie al cortisolo! O meglio grazie allo studio del complesso viaggio che questo ormone compie ogni giorno dentro di noi.

 

Andiamo per gradi, nell'abstract del progetto si legge che esistono ormai numerose prove che la produzione di cortisolo può seguire un ritmo non lineare, una considerazione non da poco perché ci consente di ridisegnare la mappa del cervello ma può anche -è sta qui la sfida- influenzare profondamente la nostra comprensione globale del comportamento cooperativo umano.

 

Quando ci stressiamo, il ritmo di produzione del cortisolo si altera e l'organismo compie grandi sforzi per ripristinare la stabilità a livello molecolare cellulare: lo fa attraverso una serie di attività altamente strutturate e coordinate a diversi livelli, incluso il comportamento individuale e collettivo.

 

Leggete bene: per riequilibrare i livelli di cortisolo, ricorriamo anche a modificazioni del comportamento come singoli e nelle nostre interazioni sociali. Io credo che siamo a una svolta epocale nella lettura del fenomeno della violenza in tutte le sue espressioni.


Se lo stress altera la produzione di cortisolo e se il nostro organismo fa di tutto – compreso modificare, in peggio da un punto di vista emotivo e sociale, il nostro comportamento pur di evitare uno squilibrio che comporta, sempre secondo il nostro organismo il cui principale criterio è la sopravvivenza, conseguenze molto gravi; se questo è vero, allora possiamo spiegare molta della violenza interpersonale a cui assistiamo, posssiamo farlo osservando la rabbia, la frustrazione, la paura e tutte le emozioni che producono distress e dunque cortisolo, con uno sguardo diverso, creativo come lo definiscono gli autori stessi del progetto (tutti scienziati e parlano di creatività, che mondo meravigliosamente aperto).

 

Quello che questi signori propongono di verificare in maniera scientificamente fondata e dimostrata è la relazione tra proprietà non lineare del ritmo del cortisolo, alcune altre attività neurologiche e comportamento umano; e la ragione che li spinge, l'obiettivo ultimo del progetto è