Chi ti dice no, ti fa del bene: ringrazialo!

November 18, 2016

 

Ho imparato due cose nella mia vita precedente, quando lavoravo in azienda; me le hanno insegnate due persone a cui riportavo gerarchicamente: un Direttore Marketing e un Vice Presidente di Comunicazione. Il primo mi ha insegnato che quando non sai qualcosa, la risposta è chiedere;
il secondo che la risposta non puoi darla tu ma devi lasciare che te la dia la persona a cui chiedi.

 

Giorgio, il Direttore Marketing, un manager di talento che ha poi proseguito nella sua brillante carriera, giunse da noi in sostituzione di un predecessore che occupava la posizione da anni. Da noi era tutto un fiorire di sigle, slang interno, neologismi. Nel primo periodo Giorgio non fece altro che chiedere: quando non sapeva, chiedeva; quando non capiva, chiedeva; quando gli mancava qualcosa, chiedeva. 

Io lo osservavo come si fa con un animale raro, a molti invece questa cosa faceva (sor)ridere: ma come, tu saresti il capo e non sai niente? La verità è che Giorgio sapeva, sapeva tanto che poteva permettersi di chiedere senza timore.

 

E' stato lì che ho capito che le persone che hanno fiducia in sé, chiedono perché hanno consapevolezza del loro sapere e dei loro limiti. E non se ne fanno un problema, anzi ne approfittano per crescere.

 

Sandro, il Vice Presidente della Comunicazione, amava ripetere delle chicche che sono passate alla storia, ora si chiamerebbero meme. Una di queste era: fatti dire di no. "Sandro, ma gli americani mi diranno di sicuro di no!" E lui: "E tu fatti dire di no". Come dire, intanto chiedi.
Da Sandro ho imparato a non autocassarmi, ho imparato la tenacia sensata, il coraggio, lo slancio vitale del fare, del provare, del rischiare, del desiderare.

 

Perché scrivo di loro? Perché questa cosa del chiedere è ricorrente. E stamattina ho avuto l'ennesima dimostrazione che chiedere è la risposta e se la risposta non ti arriva, devi ringraziare perché anche le persone che ti dicono di no, che si sottraggono, che si negano, che si chiudono, che fanno i vaghi ti stanno facendo un favore.

Il mio ingresso nel mondo della risata terapeutica è avvenuto dal cancello dello Yoga della Risata. Era il giorno del mio compleanno e lessi su Facebook un post di una conoscente che parlava con entusiasmo di questa attività che aveva avuto modo di provare nel fine settimana. Non avevo mai sentito nominare questa tecnica e chiesi, molto incuriosita, se potesse dirmi dove si praticava. Lei, a cui non ero per nulla simpatica ma questo all'epoca non lo sapevo, mi rispose in modo molto evasivo: in pratica mi disse di no.
Io non sapevo che il suo diniego fosse intenzionale e mosso da malafede (non mi voleva tra i piedi, come più tardi ebbi modo di appurare), così chiesi a Google che lui invece ti dice sempre sì -o al massimo forse- e scoprii un mondo. Pochi giorni dopo partecipai al mio primo training di Yoga della Risata e il resto è biografia.

Stamattina mi è successa la stessa cosa, ho chiesto lumi su un aspetto di un articolo che non capivo, era un pezzo molto interessante e non mi era chiara una definizione: ebbene, non ho ricevuto risposta o meglio ho ricevuto come risposta un sorridente no.

Ebbene. E' bene. Perché questo mi ha spinto di nuovo a cercare (grazie Google, se mi dai un IBAN ti mando dei soldi, lo faccio già con Wikipedia). E mi si è -di nuovo- aperto un mondo. Che ha dentro un mondo che ha dentro un mondo. E di cui un giorno potrò scrivere, ringraziando.


Good Bye & Good Vibes!

Elisa De Meo
Orientatrice di Sguardi

elisademeo@gmail.com
www.elisademeo.com