Norman Cousins: ridere a crepapelle (e salvarsi la pelle)

November 15, 2016

 

 

 

Giornalista, scrittore, pacifista, Norman Cousins (1915-1990) doveva essere un tipo davvero in gamba: ha ricevuto qualcosa come cinquanta lauree honoris causa e numerosi premi e riconoscimenti tra cui la Medaglia della Pace delle Nazioni Unite.

 

A noi che ci occupiamo di risata terapeutica piace ricordarlo come colui che ha dato voce al potere

di questo approccio integrativo (che lui ha di fatto trattato come elettivo), compiendo di fatto la prima guarigione documentata (1964) da una malattia invalidante e potenzialmente mortale come la spondilite anchilosante (una rara forma di artrite degenerativa).

 

Nel suo famoso e stracitato libro Anatomia di una malattia. O la volontà di vivere (1979), Cousins illustra come dieci minuti di risata di pancia gli permettessero di liberarsi per un paio d'ore dal forte dolore che neppure la morfina era ormai in grado di attenuare.

 

A Cousins dobbiamo molto, dal punto di vista scientifico e divulgativo: è grazie alla Clinica della Risata "UCLA’S NORMAN COUSINS HOSPITAL CENTER INVESTIGATIONS" che Dr. Lee S. Berk e altri neurologi e scienziati hanno potuto studiare (e continuano a farlo) l'impatto della risata sul sistema neuroendocrino e immunitario, provandone la estrema efficacia.

 

Agli albori della PNI psiconeuroimmunologia (madre della PNEI psiconeuroimmunologia) -la branca della medicina che si occupa dell'interazione tra il cervello, il sistema endocrino e il sistema immunitario- Cousins rilasica una intervista che fa sobbalzare la comunità scientifica: parla della capacità del corpo umano di combattere la malattia descrivendola come una delle meraviglie del mondo e sottolinea la crucialità della connessione tra mente e corpo e i suoi effetti sulla salute.
Cousins cita il caso di un giovane che a sei anni da una spietata diagnosi di tumore inoperabile e una decina di giorni di vita residua annunciata dal medico, spiega come sia riuscito a disattendere la previsione: pare che sia dovuto a una questione di atteggiamento, la determnazione dichiarata a ribaltare il verdetto, la fiducia, l'ottimismo.

Pare che "prenderla bene" (nutrire più in generale sentimenti positivi) può effettivamente stimolare la milza producendo un aumento dei globuli rossi e un corrispondente aumento delle cellule che combattono il cancro, quelle cellule cioè che hanno la capacità di distruggere le cellule tumorali in maniera selettiva, una ad una, lasciando intatto il tessuto normale, a differenza di quanto accade con la chemioterapia, che non distingue tra cellule normali e maligne e fa fuori tutto.

Sono numerosi i progetti di ricerca che hanno indagato il rapporto tra emozioni e salute, ha fatto scuola la ricerca eseguita sugli studenti della Harvard Medical School sulle cui immunoglobuline è stato osservato un aumento dopo aver riso guardando un film comico (come faceva Cosusins, che andava pazzo per i Fratelli Marx).

E' questo lo studio che ha reso obsoleta la nozione scientifica che voleva una separazione tra il sistema nervoso centrale, quello endocrino e le funzioni immunitarie. Ad oggi possiamo senza timore di essere smentiti che tutte le forze positive, l'amore, la speranza, la fede, la voglia di vivere, la determinazione, lo scopo, la festa e le risate sono potenti antagonisti della depressione e aiutano a creare un ambiente che rende le cure mediche più efficaci.

E' per questo che non ha senso contrapporre il potere di autoguarigione del corpo alle terapie mediche: quando una malattia fa la sua comparsa, l'obiettivo è quello di mobilitare tutto l'aiuto che può essere ottenuto, rimanendo scettici e aperti come ama ricordarci Annette Goodheart, un altro pezzo da novanta della risata terapeutica, a cui va riconosciuto il merito di aver compiuto un salto di paradigma, facendo della risata una attività endogena, praticabile a piacimento e in modo del tutto incondizionato.

Elisa De Meo
Orientatrice di Sguardi

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