Tutto è gioco, parola di Annette Goodheart.

August 21, 2016

Vitaha/Dipartitaha/gioiaha/tristezzaha/ mammaha/papàha/voiha/noihah/loroha/

Accorgiti di /questo/ è tutto un Haha.
Anonimo, tratto dal libro Laughter Therapy di Annette Goodheart

 

L'ultimo paragrafo della prima parte del libro “Laughter Therapy – How to Laugh About Everything in Your Life That isn't Really Funny” di Annette Goodheart si inititola Tutto è Gioco.
“Se siamo in grado di usare più spesso la risata -si legge in chiusura- possiamo iniziare a goderci di più le nostre vite. Quando ci sentiamo bene, la nostra attenzione è più attenta, i nostri pensieri più pensati, i nostri sensi più sensibili, e i nostri atti più artistici. La vita diventa un’opportunità di sperimentarci per quello che siamo, di giocare col nostro piacere e col nostro dolore... e di guarire noi stessi attraverso il ridere di ogni cosa della nostra vita che non sarebbe affatto divertente.”

 

Il gioco è un aspetto fondamentale di questo testo. Il gioco, il gioco goioso, la risata giocosa. Ridere senza ragione e giocare senza ragione. Non per vincere, per sfidare il limite, per indispettire o compiacere qualcuno, per riempire un'ora di tempo libero dovuto. Giocare e basta. Come il mio gatto.

Quando giochiamo nel senso che la Goodheart gli attribuisce siamo noi, davvero noi.

Senza i condizionamenti che il ruolo, l'età, gli altri, persino noi stessi ci imponiamo.

 

Il ricordo più bello che ho con mia mamma ha a che fare col gioco.

 

Avevo appena traslocato e mia madre era venuta a darmi una mano, la mia è una famiglia molto solidale e disponibile. Mia madre si può descrivere come una tipina austera, razionale, ordinata, affidabile, saggia. E un mucchio di altre cose. Negli anni è cambiata molto e col tempo l'ho sentita ridere sempre più spesso. Ma col gioco non ha mai avuto un gran feeling, almeno per come l'ho conosciuta io.

Ebbene l'ultima sera di permanenza da me nella nuova casa, dovevamo liberarci di un cospicuo numero di cartoni vuoti. Fortunatamente era martedì, giorno in cui a Perugia ritirano la carta. “Perfetto” ci siamo dette. Se non fosse che i cartoni erano parecchi e la rampa che separa la porta di casa mia dall'ingresso su strada è ripidissima. Praticamente uno scivolo. Per evitare di fare su e giù, ho proposto a mia madre di “agevolarmi” i cartoni dal pianerottolo, mentre io li avrei "accompagnati" verso l'uscita.

Ho spalancato il portone e ho dato il via a mia madre.

Non avevo previsto l'effetto delle leggi della fisica e l'accelerazione che i cartoni avrebbero preso lungo la discesa. Non scivolavano, schizzavano e io non ce la facevo a stargli dietro. Né ai cartoni né a mia madre, che alla vista dei cartoni che mi precipitavano addosso o finivano in strada quando riuscivo a schivarli, rideva e rideva e rideva. E più rideva, più sganciava. Sembrava una bambina. Non credo di averla mai più vista giocare e ridere in quel modo. Ridere sì, quando racconta certi aneddoti, ma giocare così mai più.

 

Avevo dimenticato questo episodio, l'ho rivissuto leggendo il libro. E mi è venuta voglia di trasloco, di scivoli, di cartoni-missile, di risate senza fine, così forti da farti lacrimare tutto il corpo.

Penso che dovremmo giocare di più coi nostri genitori. E coi nostri figli, questo ricorderanno quando saranno grandi, i momenti di gioco gioioso e liberatorio che avranno vissuto con noi.

La prossima volta che vedrete uno scivolo, saliteci sopra e lasciatevi andare. In tutti i sensi.

 

Elisa De Meo
Coach di Risate e Gibberish
elisademeo@gmail.com | elisademeo.com