Grazie, voce del verbo agire.

May 29, 2016

FelicitAzioni

Nuovo Corriere Nazionale del 29.05.2016

 

Dobbiamo essere grati alle persone che ci rendono felici,

sono gli affascinanti giardinieri che rendono la nostra anima un fiore.
Valentin Proust, detto Marcel

 

 

Oggi voglio parlarvi di gratitudine, di questa “cosa” che sfugge per me ad ogni definizione.
La gratitudine è sulla bocca di tutti o perlomeno a me capita di sentirne parlare spessissimo. Gratitudine come atteggiamento di vita, gratitudine come strumento di sviluppo personale, gratitudine come termometro delle nostre relazioni, gratitudine come porta della felicità.

Sembra che la gratitudine sia la chiave.

Ma non la pensano tutti così. Secondo il filosofo Friedrich Nietzsche “Chi regala qualcosa di grande non trova riconoscenza, perché chi lo riceve ha già troppo peso nell’accettarlo.” Gli fa eco Publio Cornelio Tacito per il quale “I benefici sono graditi finché possono essere ricambiati, quando sono troppo grandi, invece di gratitudine generano odio.”

Un punto di vista interessante. Troppo bene dunque, sembra disorientare, specie se genera asimmetria. C'è un solo modo per correggere l'assimetria ed è dissolvere la diade. Che tradotto in termini di gestione della gratitudine significa esprimere piena riconoscenza, agendo, ma senza ricambiare. Se vi state chiedendo come sia possibile, la risposta la troverete in un film, titolo originale “Pay it forward”, tradotto in italiano con un inspiegabile “Un sogno per domani”.


Al di là della pellicola, una americanata pazzesca in cui -ve lo dico subito così vi levate il pensiero- alla fine il giovanissimo protagonista muore, è il tema portante ad essere rivoluzionario: anziché ricambiare il favore -un grosso favore- ai beneficiari viene richiesto di passarlo ad altre persone, di fare qualcosa di buono, possibilmente di straordinario non per il benefattore ma per qualcun'altro.

L'aspetto dirompente di questo meccanismo è lo sciogliemento del legame. Urszula Zybura -poetessa polacca- esprime molto chiramente il rapporto sinallagmatico che si crea tra due persone che si trovano sulle sponde opposte di un favore: “Sui debiti di gratitudine -scrive- crescono i tassi d’interesse degli obblighi.”
Ma se non siamo più tenuti a ricambiare, se abbiamo la libertà di scegliere come e quando e chi deliziare di un gesto gentile, allora non saremo più schiacciati dal peso della gratitudine e potremo concederci di godere di tutto il bene che il prossimo deciderà di accordarci, sapendo che non lo starà facendo per noi ma per chissà chi prima di noi.

La prossima volta che qualcuno vi renderà felice, non ringraziatelo per quello che avrà fatto per voi, ringraziatelo per aver fatto di voi dei potenziali giardinieri di anime altrui.

Perché la vera rivoluzione non sta nell'essere grati a chi ci rende felici, non sta neppure nel ricambiare: sta nell'inoltra