Se non trovi la risposta, ridi.

May 22, 2016

FelicitAzioni

Nuovo Corriere Nazionale del 22.05.2016

 

Quando io uso un vocabolo esso ha sempre il significato che io gli do, esattamente quel preciso significato Humpty Dumpty ne "Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò"

di Lewis Carroll

 

Tornano i Felicitators. Li avevamo visti all'opera per la prima volta meno di un mese fa: un gruppetto di persone sedute ai piedi della Fontana Maggiore a Perugia, pacificamente schierate invitando i passanti a condividere un minuto di risata senza motivo.


I Felicitators sono una idea nata senza grosse pretese. Come associazione Happymess cercavamo un modo semplice di portare in città un po' di scompiglio felice, così si è pensato di combinare l'eye contact con la risata incondizionata ed è venuta fuori questa nuova formula del laughter contact. L'abbiamo testata ed è piaciuta molto.

 

Mai però mi sarei immaginata che, potere della rete, da tutta Italia -e non solo- mi avrebbero contattata per poter portare i Felicitators in altre città, dieci ad oggi.


Sabato 28 maggio alle 18.00 gli abitanti di Perugia, Ostia, Genova, Salerno, Napoli, Empoli, Pistoia, Cesena, Siena, Londra avranno l'occasione di entrare in contatto con l'Altro, riconnettersi alla propria fonte di Gioia Interiore, aprire una finestra di Felicità e contaminare l'ambiente di una sana e positiva folata di Scompiglio Felice.


Questa cosa di ridere senza motivo è davvero incredibile.


Qualche giorno fa ho condotto una sessione di Yoga della Risata a La Casa Magica, un ostello lungo il Cammino di Santiago. Alla fine, una delle partecipanti mi ha dato un feedback che mi ha lasciata senza parole, non tanto per il contenuto quanto per la fonte.


Arrivava da Glenda, una donna americana che mi ha detto: “Hai molto coraggio, Dio ti benedica per quello che fai. Non smettere mai di essere come sei, hai una missione importante: stai curando il mondo”. Gli americani amano le iperboli, si sa. Sicché ho aprrezzato il commento pur cercando di ridimensionarne la portata. Ma la cosa che mi ha colpito è un'altra.


Glenda cammina con uno zaino da 20 kg, quando la media è sugli 8; ha una cinquantina d'anni ed è visibilmente fuori forma; viaggia da sola e non parla una parola di spagnolo. Quando le ho chiesto se non avesse preso in considerazione l'idea di liberarsi di un po' di cose, per alleggerire il bagaglio, oppure spedire lo zaino di ostello in ostello come fanno alcuni, Glenda mi ha risposto: “Magari, ma nello zaino porto una macchina, è un respiratore, pesa da solo 6 kg. Non me ne separo mai, senza sono in pericolo di vita.”


Mi sono interrogata per giorni sul concetto di coraggio e su cosa Glenda abbia visto nella risata di quella sera che non riesce a vedere nella disinvol