Felicità e-è lavoro.

May 1, 2016

 

FelicitAzioni

Nuovo Corriere Nazionale del 01.05.2016

 

Permeare tutte le cose cui diamo forma

con un soffio del nostro proprio spirito.

Khalil Gibran

 

 

Tre anni dopo aver ideato lo Yoga della Risata, Madan Kataria istituì una Giornata Mondiale della Risata. Scelse come ricorrenza la prima domenica di maggio e immaginò che potesse contribuire a “costruire una coscienza globale di salute, felicità e pace”. 

Quest'anno la Giornata Mondiale della Risata coincide con la Festa del Lavoro, una parola che raramente troviamo associata a salute, felicità e pace.

Una decina di anni fa scrissi un pezzo che venne ripreso – se così vogliamo dire – in un testo di Psicologia del Lavoro. Non sapevo se essere lusingata dall'attenzione (per le mie idee) o disturbata dalla disattenzione (per aver omesso delle virgolette); sta di fatto che scrissi all'autore per segnalargli la cosa, si scusò e mi disse che avrebbe rimediato. Non ci avevo più pensato a quel pezzo, fino ad oggi; e nel rileggerlo mi rendo conto che pare fatto apposta per questa rubrica, in una data in cui ricorrono due giornate che sembrano tanto lontane tra loro. 

Il testo è lungo, ne riporterò due brani, rimandando al volume "Autenticità e lavoro" Trivioquadrivio 2005 per la versione integrale.

«Come sarebbe il mondo se tutti facessimo un lavoro che ci piace? Avemmo forse camerieri solerti e sorridenti, insegnanti appassionati e pazienti, medici competenti e umani, agenti immobiliari entusiasti e onesti; di sicuro avremmo persone felici. Non c'è bisogno di fare il cantante, l'architetto, il pilota o l'astronauta per realizzarsi sul lavoro; c'è solo bisogno di fare le cose con amore portando in quello che si fa una parte di sé (…) Gli uffici sono pieni di persone con molti talenti e qualità che non trovano espressione nel lavoro. Si parla di dis-occupazione, si dovrebbe iniziare a parlare di dis-lavoro, un fenomeno diffusissimo e per nulla considerato come un problema, che genera frustrazione, infelicità e malessere. Perché la vera sfida non sta nel raggiungere li successo per il successo ma nell'agire in modo da trasformare il proprio lavoro in un'esperienza unica e autentica. Perché non può esistere una vita piena senza un lavoro appagante. E non c'è bisogno di cambiare radicalmente attività, mollare tutto, riscriversi all'università, aprire un chiosco di bibite su una spiaggetta dei Caraibi. A volte basta modificare il modo in cui ci rapportiamo alla cose che facciamo, basta adottare per il lavoro lo stesso approccio che assumiamo per le cose che ci piacciono: curiosità, voglia di sperimentare, divertimento, studio, applicazione».

 

Con l'augurio che tutti un giorno possano avere un lavoro. E che sia un lavoro così, non così così.