Let's celebrate!

April 24, 2016

FelicitAzioni

Nuovo Corriere Nazionale del 24.04.2016

 

If the bathroom tiles are ugly, look at the cartoons.

M. T.

 

 

Felicitare, felicitarsi. Stando alla definizione che ne dà il Vocabolario Treccani, felicitare significa rendere felice, allietare; e felicitarsi vuol dire sentirsi felice, gioire, rallegrarsi. Ma anche manifestare con parole la propria soddisfazione per un successo altrui, compiacersi, complimentarsi, congratularsi. 

Vale anche se queste parole le rivolgiamo a noi stessi. 

Siamo cresciuti con la convinzione che congratularsi con gli altri per i successi che conseguono sia cosa buona e giusta mentre farlo con se medesimi sia una forma di boria e narcisismo da evitare. 
Eppure non c'è modo più efficace per alimentare la felicità che concedersi una pausa ogni tanto, osservare la strada che si è percorsa ed esclamare wow!

Chi ha intrapreso il Cammino Santiago lo avrà notato, ci sono quelli che puntano dritti alla città dell'Apostolo e quelli di quando in quando si girano e guardano indietro. Si vedono un mucchio di cose voltandosi, è un modo come un altro per cambiare prospettiva. Un'amica che fa la fotografa mi ha detto giorni fa che la cosa più importante che ha sono le sue gambe, perché le permettono di spostarsi, di cambiare posizione, punto di vista e angolazione per arrivare dove vuole. Alle cose ci arriva con le gambe oltre che con lo sguardo. 

Cambiare prospettiva è anche questo, è andarsi incontro, è smettere di pensare che umiltà significhi mortificazione e imparare a celebrare: le cose che facciamo, i risultati che otteniamo e pure le fortune che ci toccano in sorte.

La cultura del consumismo ci ha abituato ad esaurire molto rapidamente le esperienze, a ridurre drasticamente il tempo di latenza tra desiderio e appagamento, ad abbassare la soglia di tolleranza alla frustrazione e la propensione all'impegno da profondere per ottenere quello a cui si ambisce: vogliamo tutto e subito e banalizzando quello che di positivo ci accade. 

Una delle cose che mi aveva colpito nel mio primo Cammino a Santiago è la distinzione tra coloro che danno tutto per scontato e coloro che si riempiono di gratitudine e si rallegrano anche solo per aver ricevuto un cerotto in dono da un altro pellegrino: il cerotto è in effetti un bene molto apprezzato sul Cammino di Santiago dove le vesciche sono all'ordine del minuto ma è anche di reperimento piuttosto facile sicché trovavo sorprendente tanta riconoscenza. 

Sono certa che i secondi siano molto più felici dei primi. I secondi sono quelli tornano a casa con gli occhi, il cuore, l'anima e la vita pieni di gioia. Perché avranno scelto di guardare le cose da una certa prospettiva, avranno apprezzato, ringraziato e celebrato con generosità. 


Elisa De Meo
Teacher di Yoga della Risata e Coach di Gibberish
elisademeo@gmail.com | elisademeo.com

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