PLAY&JOY TRAINING SYSTEM

 

è il format dedicato ai gruppi e alle organizzazioni.

Si tratta di un allenamento alla pratica del gioco e della gioia come elementi in grado di lavorare sul clima emotivo, il benessere aziendale, il team building e il team working, la gestione del cambiamento, la creatività e l'innovazione, la performance e la produttività, lo stress e la salute.

Sorridete,

la faccenda è seria!

Sono molte le organizzazioni che hanno compreso l’importanza del buonumore, del benessere, della socializzazione e della felicità. 

Ma ce ne sono almeno altrettante che continuano a credere che per fare sul serio bisogna apparire seri. E composti.

Sono aziende fatte di persone poco curiose, chiuse nelle loro stanze, nei loro cluster, nei loro target, nei loro mercati. Fondamentalmente, sono persone che non si divertono.

Nella mia esperienza in azienda, ho capito che i professionisti migliori, i manager di maggior successo, i dipendenti più desiderabili non sono necessariamente quelli tecnicamente  più competenti ma quelli più capaci di "stare al mondo": quelli che sanno lavorare con gli altri, quelli che con cui è un piacere avere a che fare.

 

Costoro risultano alla fine dei moltiplicatori di benessere e creano un buon clima emotivo, affrontano le sfide con fiducia, danno il meglio  e favoriscono l'emergere dei talenti altrui. 

Hanno delle qualità innate ma la buona notizia è che queste si possono acquisire o semplicemente far emergere.

Giocare e gioire,

al di là delle parole. 

Il Gioco, la Risata Libera e il Gibberish mettono le persone nelle condizioni di esprimere aspetti di sé che verbalmente non riescono ad emergere.

Questa considerazione è particolarmente vera nelle aziende internazionali, in cui le persone si trovano a rapportarsi in in lingua che non è la propria, generalmente l'inglese.

E' qui le tecniche non verbali possono fare la differenza azzerando le differenze e permettendo a chiunque di operare allo stesso livello in vari ambiti della vita personale e professionale.

  • la gestione delle emozioni e la catarsi

  • la riduzione dello stress

  • lo sviluppo personale

  • l'espressione identitaria

  • l'assertività 

  • la capacità di parlare in pubblico

  • lo sviluppo della leadership

  • la capacità di comunicare

  • lo sviluppo della creatività, 
    dell'immaginazione, del pensiero laterale

  • la valorizzazione delle diversità

  • la costruzione di un gruppo di lavoro

  • la costruzione di un buon clima emotivo nei gruppi e nelle organizzazioni

  • l'inclusione e l'integrazione 

  • la mediazione dei conflitti 

  • la gestione del cambiamento

Uscire dalla

"Common Zone"

E' straordinario quello che può venire fuori quando si abbandona il livello cognitivo e si fa spazio alla parte più "verace" del cervello.

Dove risiedono la creatività e l'intuito e dove le scelte ponderate, ovvie, 

prevedibili, rodate e sicure lasciano

il posto alle azioni sentite.

 

E' lì che risiede l'unicità delle persone e si annida la capacità di rispondere in maniera non convenzionale alle sfide, di esplorare possibilità, di aprire lo sguardo e orientarlo in altre tre direzioni 

inoltrandosi in territori ignoti o meno

frequentati.

Se uscire dalla Confort Zone mette le persone alla prova, uscire dalle Common Zone le mette invece a proprio agio: le legittima a provare, sbagliare, rifare,

aggiustare, ricominciare. E progredire. 

Autorizzare e ancor di più invitare le persone ad uscire dalla Common Zone le mette nelle condizioni più propizie per dare il meglio di sé, senza il peso e la paura del giudizio e della censura.

Fuori dalla Common Zone, tutto è possibile: l'unico limite è non riuscire a guardare e inoltrarsi oltre la linea gialla, oltre la siepe, oltre lo specchio. 

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